ALZATI!

“Surge illuminare lerusalem: alzati, rivestiti di luce, Gerusalemme"

Questo inizio del capitolo 60 del libro del Profeta Isaia dà un tono a questi primi mesi del nuovo anno. A prima vista è spontaneo chiederci perché mai il profeta fa precedere l’annuncio di un avvenire meraviglioso, un avvenire di gloria e di abbondanza, da un imperativo, si direbbe da un ordine molto deciso: alzati.

Alzarsi è un verbo che indica un movimento, un cambio di posizione, anzi, più specificatamente un portarsi in alto, un sollevarsi, anche nel senso di crescere, di sorgere.

Si capisce allora come proprio l’alzarsi sia il primo atto richiesto per rispondere ad una sollecitazione, per mettere in atto una risoluzione presa, per prepararsi a ricevere un dono, per dare un indirizzo diverso, un’impronta nuova alla propria vita sollevandola ad un piano superiore. Quindi “alzarsi” vuol dire decidere di fare qualcosa e di farla noi.

Sappiamo però per esperienza, quanto alle volte ciò sia difficile! Il tema dell’“alzarsi” è presente in molti passi del Vangelo. Per citarne solo alcuni pensiamo a Maria e Giuseppe che si alzano in fretta per obbedire alla voce dell’angelo e fuggire in Egitto; al figlio prodigo che si alza per tornare da suo padre; a Maria di Betania che si alza non tanto dal luogo dove era seduta, ma dalla sua desolazione per la morte del fratello Lazzaro, appena sente che il Maestro la chiama; fino a Gesù che si innalzerà sulla croce (infatti è stato crocifisso perché Lui lo ha voluto) e poi, nel momento  della risurrezione, si alzerà dal sepolcro e infine si alzerà verso il cielo nell’Ascensione.

Il Vangelo ci presenta però altre persone che si “alzano” ma per agire male: da Erode che si alza dal suo trono per dare sfogo alla sua rabbia e fare uccidere i bambini di Betlemme a Giuda che si alza dalla mensa dell’Ultima Cena per andare a tradire Gesù.

In pratica non possiamo rimanere inerti davanti a Gesù, ogni nostra decisione è un alzarsi da una nostra posizione o per un fine buono, cioè per rispondere alla sua chiamata, per agire bene, per arrivare ad adorarlo, oppure per un fine cattivo, cioè per sistemare le cose come vogliamo noi, per fare in modo di prevalere su chi non ci va a genio, per raggiungere i nostri fini.

S. Agostino nel suo De Trinitate (9,1) ha una bella espressione: «Dobbiamo cercare come chi attende di trovare, e dobbiamo trovare come chi più oltre ricercherà».

Se impareremo a cercare Dio così, con la fede, l’amore, l’umiltà, la collaborazione dei Magi, allora non solo saremo sempre pronti ad “alzarci”, ad elevarci al di sopra del nostro egoismo, del nostro personalismo, del nostro orgoglio, del nostro comodo, della nostra logica, ma si realizzerà per noi anche la successiva promessa del profeta e si “alzerà” su di noi il Sole di giustizia, il Sole della grazia e della verità, il Sole dell’amore, e ci colmerà di luce e di gioia.

Monache Benedettine di Rosano (Firenze)