Obiettivo accoglienza

Speciale catechisti marzo 2019

Ci sono due frasi del cardinale Martini da cui vorrei partire per introdurre l’appuntamento sul “Celebrare con le persone disabili” del 24 marzo. La prima: «Noi siamo fatti per qualcosa di molto in alto»; la seconda: «Educare è come seminare: il frutto non è garantito e non è immediato, ma se non si semina è certo che non ci sarà raccolto».

Perché dunque scegliere di farsi prossimo all’altro e occuparsi di accogliere e testimoniare l’Amore di Dio per l’uomo? Qualsiasi essere vivente ha bisogno di fruire dell’essenza di Dio, specialmente colui che appare lontano e difficile da capire, colui che obbliga a pesare con maggiore attenzione le parole, i gesti, i significati, perfino la Parola di Dio che si incarna in Cristo.

Per questo motivo, sapendo che la liturgia è il riassunto dell’azione d’amore che Dio Padre, attraverso suo Figlio, dona alle sue creature, l’equipe per la catechesi alle persone disabili ha pensato di offrire una giornata di approfondimento sul tema “Celebrare con i disabili”. Sarà guidata da don Gianandrea Di Donna, direttore dell’Ufficio per la liturgia e il Servizio per il catecumenato e si terrà domenica 24 marzo dalle 9.30 alle 12 a Casa Madre Teresa di Calcutta a Sarmeola.

La liturgia è un aiuto che riunisce la famiglia umana. Il mettersi a tavola e condividere il cibo, rinforza quel legame di reciproca appartenenza di sangue perché si è figli dello stesso Padre, e fa sì che l’intera celebrazione dell’Eucaristia domenicale diventi un modo per assumere quei valori di solidarietà, vicinanza, condivisione, di riconoscenza e di amore che tiene tutti uniti per lo stesso scopo.

La ripetitività dei riti, poi, offre rassicuranti modelli da seguire, costruendo una “tradizione” che permette di rinsaldare i legami in comunità. C’è un riconoscimento reciproco nell’eseguire e partecipare a una serie di gesti rituali. Celebrare vuol dire perciò far festa, ricordare, dare importanza, valorizzare un evento. Esattamente come quando, in famiglia, ci si siede attorno a un tavolo per mangiare insieme e parlare di come è andata la giornata. Ecco perché riteniamo che la l’eucaristia debba arrivare a toccare il cuore di ogni essere umano, a prescindere dalla sua condizione.

Questa giornata nasce da una lunga riflessione che ha più volte constatato quanto ancora, in molte parrocchie, debbano maturare il desiderio e la capacità di includere coloro che hanno sensibilità e bisogni diversi da quello che chiamiamo normalità. (Gabriella Langilella, équipe diocesana catechesi ai disabili)